Non è un paese per giovani
" I giovani riformisti nostrani avranno pure il mito di Tony Blair.Ma il loro vero modello di riferimento è Carlo d'Inghilterra.Che è poi la sindrome che colpisce tutti coloro i quali sono rassegnati ad aspettare passivamente che venga il loro turno"
Purtroppo le parole di Giuliano Da Empoli tracciano un quadro agghiacciante,senza filtri.
Basterebbero per riuscire a comprendere in modo chiaro e inequivocabile la realtà dei fatti in Italia.
E' evidente che ci troviamo di fronte a un sistema gerontocratico,fortemente pervaso da logiche di cooptazione basate sulle conoscenze/relazioni.Un sistema con uno scarso ricambio della classe dirigente e della lentezza della classe politica, basti pensare che l'età media dei nostri parlamentari è di "soli " 53,3 anni.
La gerontocrazia contro la meritocrazia,una sfida avvincente che può essere vinta da noi giovani che di certo continuiamo a sostenere la tesi per cui non siamo il futuro di questa società bensi il suo presente. Non vogliamo candidature spot,non vogliamo porci come una categoria,siamo stanchi della ridondante demagogia politica, dei giochi di potere, dei baronati universitari, di essere solo un punto dei vari programmi elettorali,
Vogliamo essere parte attiva del processo di costruzione del nostro futuro,saremmo ben in grado di costruire, se solo ci venissero accordati i permessi e lasciati i materiali. Non siamo qualcosa di cui ci si debba occupare, ma quelli che, invece e finalmente, devono occupare posti di responsabilità. Siamo stanchi di essere espropiati dei nostri eventi e dei nostri tempi. Come avrebbe detto qualcuno ,questi giorni, con tutti i processi storici economici sociali ed etici ci appartengono, perché noi, in realtà, li scriviamo. e a noi, di conseguenza, spetta interpretarli e transformare il fare in agire.
Sara,Gabriele,Roberto
